Crea sito

L’eredità di Malandra

Pippo Malandra è un povero pastore abruzzese che vive di stenti. Per lui le giornate sono tutte euguali e leggendo la sua storia non si può dire che sia un uomo davvero...

Read More

Gocce di parole

Una magnifica raccolta con decine di racconti brevi che uno dopo l’altro vi terranno inchiodati sulla poltrona. I generi spaziano tra horror, fantascienza, creepypasta,...

Read More

Nome in codice “NEFTHE”

All’alba dell’anno 2034, un supercomputer di ultima generazione SK-6000, dell’industria informatica Tripla I, dotato di una potente intelligenza artificiale e una strabiliante...

Read More

SAYTOR 2 – Il risveglio del Dio alieno

Anno 5494. Dopo decine e decine di tormentati secoli, il pianeta Terra ha ripreso i suoi ritmi naturali e l’ambiente è tornato finalmente a un grado di benessere più che...

Read More

Stanza 19

Anno 2005. Nella cittadina di Monte Schipiano, in una brutta serata di maltempo, Sergio è costretto a lasciare la statale e a dirigersi in un Bar-Motel appena fuori mano....

Read More

Saytor

Introduzione Anno 2407. La terra è vittima di devastanti mutamenti climatici. Una lenta e angosciante desertificazione, innescata da uno sconsiderato aumento delle temperature,...

Read More

Il manoscritto di Jonathan Merris

Jonathan Merris è uno scienziato che inventa la sua personale macchina del tempo. Brillante uomo di scienza quanto incauto, decide di fare da cavia al suo più importante...

Read More

Stanza 19 – Cause ed effetti

Posted by on Apr 17, 2015 in Tendenze

Stanza 19 – Cause ed effetti

17/04/2015

Era circa la metà dell’anno 2014 quando terminai completamente “Il manoscritto di Jonathan Merris” e in tv, nei tg, nelle trasmissioni cosidette “del dolore” pomeridiani, serali e notturni imperversavano i casi drammatici della crisi economica dovuta ai lenti e devastanti danni che l’euro sta perpetrando ancora oggi in questa Italia che a stento annaspa nella maggior parte dei settori commerciali. A mio avviso entrare nella moneta unica ci ha spinto in un limbo, oserei dire, quasi senza ritorno, non eravamo pronti allora e non lo siamo ancora oggi a distanza di anni, un passo fatto quasi a cuor leggero da chi ci aveva promesso “un guadagno settimanale più cospiquo lavorando però un giorno in meno” una frase che oggi suona come una barzelletta e grida rabbia in ogni dove. Alla fine è successo tutto il contrario: oggi si lavora MOLTO di più (quando il lavoro c’è) e il salario medio non basta a fronteggiare il costo della vita, con l’aggravante del carico fiscale che tanto “delicatamente” incombe nelle spese vive di noi italiani (sinceramente un macigno). Certe frasi pronunciate dai politici di turno, suonano come una presa in giro per quei comuni mortali che ogni giorno debbono alzarsi presto la mattina per andare a lavorare o fare quasi inutilmente, volantinaggio dei propri curriculum, anche perché diciamocelo in tutta onestà, in Italia i curriculum vanno accompagnati da squallide telefonate di raccomandazione, altrimenti quei pochi fogli di A4 servirebbero a ben poco. “Il posto fisso è monotono”, “i giovani d’oggi sono dei bamboccioni”, queste e tante altre vere e proprie pugnalate inflitte (ironia del destino) proprio da quegli incompetenti che hanno contribuito a portare l’Italia sempre più verso l’orlo del baratro. Questo è indiscutibilmente sintomo di un paese diviso nettamente in due: tra chi la crisi la vive sulla propria pelle e chi non la soffre affatto e nemmeno se ne cura. Gli addetti ai lavori passano più tempo in televisione che a badare al lavoro per cui sono stati eletti? No, pardon, nominati a fare nell’interesse generale dei contribuenti. Sorge spontaneo chiedersi se sia realmente necessario sopportare questa febbre lancinante, questa mattanza sociale che inevitabilmente porta via le case agli insolventi, le attività agli imprenditori, costretti a gran numero a scappare con i propri macchinari ed investire i loro soldi all’estero. Chi ci guarda dal di fuori dei nostri confini, come può decidere di rischiare i propri denari investendo in un paese burocraticamente obsoleto, ingarbugliato tra appalti truccati e dominato in gran parte dalla mafia? Io da imprenditore me ne guarderei bene! Si fanno tanti bei discorsi propagandistici, che però sono sempre gli stessi: le riforme, i tagli, i giovani, la ripresa… si, la ripresa per i fondelli! I giovani sono diventati vecchi e pure esodati, e le riforme non fanno in tempo a finire il loro normale iter istituzionale che al momento dell’approvazione sono già obsolete. Chiacchiere e palleativi, analgesici somministrati via televisiva che ormai segue le attività politiche esattamente come una soap, tra gli intrighi di palazzo, le caste, le appropriazioni indebite, falsi in bilancio, rimborsi a gò gò, usurpamenti di vitalizi da capogiro e chi ne ha più ne metta, tante sono le assurdità in cui orbitano questi soggetti che nemmeno il mondo della fantascienza riesce a superarli in creatività! A cosa serve stare in un Unione europea che esige soltanto pagamenti a vagonate del nostro infinito debito pubblico tanto quanto l’universo conosciuto? A cosa servono due palazzi, uno a Strasbrurgo e l’altro a Bruxelles, con un lungo via vai di gente e di scartoffie, quando in Sicilia gli immigrati clandestini arrivano a migliaia e nessuno se ne fa carico? Forse semplicemente mi sbaglio o forse in questa Europa unita non dovevamo entrarci e basta.
Quando concepii il mio nuovo libro “Stanza 19” il 2014 era quasi finito e il bilancio di fine anno era triste, angosciante semplicemente assurdo, specie se ci si guarda attorno e si vedono in giro dissestri idrogeologici, ponti crollati (anche quelli appena innaugurati) e bambini che muoiono perché non si trova un posto nei reparti neonatali. Una visione leggermente distopica in quest’era così tecnologica e tuttavia, incredibilmente a corto di risorse. Un uomo di cinquant’anni fa avrebbe immaginato il 2015 come un’epopea dove i robot avrebbero cucinato e lavorato per noi e le macchine sarebbero svolazzate sù nei nostri cieli, e invece a svolazzare sono sempre e solo le menzogne e gli impegni puntualmente disattesi.
In principio il titolo originale doveva essere “2014 vietato innamorarsi” un titolo forse un po’ troppo pungente che avrebbe rubato indubbiamente più spazio verso il lato sentimentale e personale riguardo ai giovani che, senza un lavoro stabile, non possono nemmeno immaginarsi un futuro economicamente sostenibile. Questo avrebbe spostato il target del racconto verso una ristretta cerchia di pubblico interessato probabilmente alle storie d’amore impossibili e altri aspetti dalle sfumature rosa poco utili al mio scopo. Così cercando di amalgamare una storia surreale con l’attualità è nato “Stanza 19”, un libro tutto da leggere in un sol fiato che concilia quanto sopracitato direttamente dalle esperienze narrate da Christophe, un barbone del 2055 che ne racconterà di cotte e di crude. Un futuro immaginato coraggiosamente in chiave assai negativa ma che porta il pubblico a riflettere sui drammi odierni e alla ciclicità a cui normalmente l’uomo è soggetto. Un vecchio saggio diceva: “La guerra e la pace non durano mai per sempre.”

                                                                                   

                                                                                                                                        Gero Marino.

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]
Read More »

Intervista

Posted by on Apr 13, 2015 in Senza categoria

Intervista

E’ stata pubblicata sul blog “Peccati di Penna” la mia intervista riguardo “Il manoscritto di Jonathan Merris” e tanto altro. Purtroppo debbo rettificare che il romanzo che concorreva al premio “La Giara” indetto dalla Rai, non ha passato le semifinali di Palermo, anche se sotto mentite spoglie ha ricevuto le dovute considerazioni insieme a tanti altri validi elaborati che non ce l’hanno fatta. Quindi sto concentrando i miei sforzi per ultimare personalmente questo mio ultimo racconto per scegliere le immagini più adeguate da inserire all’interno dell’opera e creare in definitiva la copertina. Il titolo in questione è “Stanza 19” e parlerà dell’incredibile storia di Sergio, un ragazzo giovanissimo che in una sera tempestosa farà conoscenza con Christophe, un barbone che gli racconterà fatti ancora mai accaduti, dello squallore delle chat, delle sue avventure amorose, dei gravi problemi che notoriamente conosciamo in Italia con un finale da brivido che ovviamente non vi svelerò. Stavolta non ci saranno sconti promozionali ne download gratuiti, “Stanza 19” avrebbe dovuto essere premiato per l’originalità, l’audacia delle tematiche, la fantasia con cui è stato elaborato e sopratutto per la nobile causa nel tentare di dar voce a tutte quelle persone che hanno sofferto e soffrono tutt’oggi della grave crisi economica scaturita dalla moneta unica europea e sopratutto, ai tanti giovani costretti a fare le valigie e contribuire al lento spopolamento del nostro “bel paese”. Godetevi l’intervista, vi auguro buona lettura aspettando “Stanza 19!”.

Leggi l’intervista. 

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]
Read More »

Alieni? Meglio non cercarli!

Posted by on Mar 29, 2015 in Tendenze

Alieni? Meglio non cercarli!

29.03.2015

Alla vigilia della pubblicazione del mio nuovo racconto distopico-survivor (Saytor) mi sono fermato a meditare realisticamente sulle astratte possibilità che un giorno l’uomo possa per davvero venire a contatto con una civiltà extraterrestre.

In effetti, queste tematiche sono assai lontane dalla nostra vita di tutti i giorni, però ci sono settori ad esso dedicati che ne alimentano un vera e propria cultura. Nella letteratura, i fiumi di parole si sprecano, tra romanzi di fanstascienza, racconti distopici, avventure spaziali e narrativa fantasy. Idem nel mondo del cinema, con strepitose pellicole che mostrano spettacolari invasioni e scenari inverosimili tra i più disparati. Poi ci sono i video su youtube, le testimonianze (vere o presunte) le tracce, gli indizi, i fan club, i sostenitori e gli scettici. Insomma, sembra robetta da fumetti ma, in realtà, l’enfasi e la curiosità che scatena l’ipotesi di una vita oltre la Via Lattea unisce e divide i pareri del pubblico. Poi ci sono gli addetti ai lavori veri e propri: ossia gli scienziati, gli astronomi, i filosofi, ricercatori e semplici appassionati che si ostinano a cercare nelle infinità del cosmo le reali tracce di vita nell’Universo. Una pratica, a mio modesto parere, assai rischiosa; negli ultimi decenni si è tentato più volte di inviare o captare segnali di qualsiasi tipo da e verso lo spazio, una prerogativa sopratutto del SETI che si occupa prettamente di spiare i rumori di fondo nell’Universo e riuscire a distinguerne la natura. Si sono lanciati oltresì, dischi d’oro all’interno di sonde spaziali, contenenti tracce audio visive raffiguranti saluti di esseri umani, suoni, melodie e immagini che rappresentano simbolicamente la Terra e i loro abitanti, umani e animali.

Le reali probabilità che questi messaggi o rappresentazioni vengano colte da altre civiltà avanzate, in realtà, sono remotissime. L’Universo, per come è concepito attualmente, è infinitamente vasto e l’eventualità, tra le più ottimistiche, di incontrare vita extraterrestre è limitata alla semplice concezione di microorganismi, batteri e altre forme primordiali, presenti in stato dormiente o sottosviluppato, nei pianeti distanti molti anni luce dal nostro sistema solare. 

Perchè avere il leggittimo sospetto che cercare vita civilizzata fuori dal sistema solare sia deleterio?

Prima ancora di pensare oltre i nostri schemi e cercare di immaginare omini verdi o grigi, ci basta riflettere semplicemente alla vita in se stessa, nel suo concetto scientifico e filosofico. La “vita” come la intendiamo noi sulla Terra (basata sul carbonio, sulla materia, gli atomi e tutto il resto) è per sua natura combattiva; il che non significa necessariamente “malvagia” ma in termini più elementari e primordiali, parliamo prettamente di competizione. Fin da quando la Terra ha fermato i suoi processi di creazione, spazzando via i gas tossici per dare spazio ad un habitat atto ad accogliere e supportare lo sviluppo dei microorganismi, questi, da allora sino ad oggi, hanno fatto a gara per la propria sussistenza ed evoluzione. In poche parole, più è ampia la varietà di esseri viventi su un determinato spazio vitale, più è probabile che questi si combattano per sopravvivere e diffondere il più possibile la loro specie. Lo vediamo in moltissimi campi: nella fauna ad esempio. In quasi tutte le razze di animali i maschi combattono tra di loro per fecondare la femmina del branco, e solo i più forti riescono nell’intento; questo semplice modello vale anche per la flora selvatica, nelle piante, nelle sottospecie e anche nella vita degli abissi del mare. Questa rivalità non è dettata semplicemente da un sentimento egoista ed individualista, ma garantisce un naturale ed adeguato seguito genetico che sia in grado di essere forte e resistente nell’ambiente in cui si ritroverà.

Infine c’è l’aspetto ideologico da considerare.

Facciamo un piccolo esempio: Noi umani quasi non vi facciamo caso, agendo in qualità di “razza superiore” crediamo sia lecito acchiappare un coniglio metterlo in gabbia e dargli da mangiare quando vogliamo, se vogliamo. Per farci giocare i nostri figli, per avere compagnia, o per liberarlo una volta ogni tanto e vederlo scorrazzare dentro un recinto. (Ovviamente, c’è chi il coniglio, infine, se lo mangia anche).

Cosa mai potremmo aspettarci, dunque, da eventuali visitatori provenienti da altri mondi? Perché dovrebbero aiutarci? Sopratutto se li consideriamo progrediti a tal punto da poter attraversare distanze abissali per giungere fino a quì? Le speculazioni teorico-filosofiche si sprecano: C’è chi pensa che la Terra sia già stata invasa dagli alieni nel passato e che siano gli effettivi autori di grandi ed imponenti strutture megalitiche come le piramidi o giganteschi tempi. C’è chi li vede raffigurati in antichi testi religiosi o su di opere rupestri, nei dipinti e negli affreschi. C’è chi ne traduce le origini da antiche tavole sumere e perfino dalla stessa Bibbia ebraica. Si ipotizza, fantasticamente, un loro possibile ritorno sul nostro pianeta o, più semplicemente, che si siano estinti e basta.  

Insomma, questi semplici aneddoti, consultabili anche all’interno di spettacolari documentari, pongono le basi per trovare risposta alla nostra spinosa questione. Statisticamente, dunque, le probabilità che una civiltà aliena sia di natura ostile fa oscillare l’ago della bilancia sul sì. Dovremmo quindi continuare a pensare di non pretendere di essere al centro dell’Universo come civiltà o come esseri viventi, e al tempo stesso tenere il cancello del nostro sistema solare chiuso e soprattuto senza il tappeto con la scritta “Welcome” perché se un domani un’ipotetica forma di civiltà più avanzata della nostra intendesse mettere piede sul pianeta Terra, è più facile che questi tentino, se non di annientarci, quantomeno di sottometterci al loro volere e alle loro intenzioni, perchè il pesce più grande, prima o poi, si pappa il pesce più piccolo. 

Vi posto qui sotto un video molto esaustivo di Orsobyanco.

 

Gero Marino

[Voti: 1    Media Voto: 3/5]
Read More »
Pagina 8 di 13« Prima...12...78910...13...Ultima »

Stanza 19

Categorie

Archivi

Calendario

agosto: 2017
L M M G V S D
« Mag    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  
error: Content is protected !!