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Stanza 19

Posted by on Apr 18, 2015 in Fantascienza

Stanza 19

Anno 2005. Nella cittadina di Monte Schipiano, in una brutta serata di maltempo, Sergio è costretto a lasciare la statale e a dirigersi in un Bar-Motel appena fuori mano. Inconsapevolmente, attraversando una comunissima galleria, si ritrova nel 2055. In quel locale davvero insolito, fa conoscenza con un barbone, Christophe, che gli racconta fatti davvero inquietanti ancora non avvenuti. Guerre, crisi economiche, frontiere chiuse e tanti altri avvenimenti che il ragazzo reputa storie inventate dal vecchio per scroccare ai viandanti qualche drink. Purtroppo per lui, i discorsi del clochard si riveleranno drammaticamente veritieri e solo alla fine se ne renderà conto, quando ormai per lui sarà troppo tardi! Anche il resto della cittadinanza si troverà ad avere a che fare con eventi insoliti: nelle radio interferiscono trasmissioni risalenti alla seconda guerra mondiale, nelle edicole affiorano magicamente giornali datati 2014, ai telefoni arrivano chiamate da gente morta da anni! Queste e altre anomalie imperversano nella città di Sergio per circa una settimana.
Un racconto che tramite le gesta di Christophe, tenta di dar voce a tutte quelle persone fatte di famiglie spezzate dalla crisi, di giovani costretti a lasciare l’Italia per trovare lavoro, saracinesche di piccole imprese e negozi abbassate ormai per sempre, grazie a una moneta unica e all’Unione europea che continua, ancora oggi, a mietere le sue vittime, talvolta nel pieno silenzio della vergogna e della disperazione di tutta quella gente onesta a cui spesso il proprio destino li porta ad un bivio, tra il suicidio e il biglietto di un aereo di sola andata, il tutto con il tacito silenzio di una classe politica inadatta a fornire quei servizi basilari per offrire ai cittadini una vita dignitosa. Il destino dei due protagonisti potrebbe essere quello di ognuno di noi, per scoprirlo basta entrare nella famosa chat Stanza 19!

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Stanza 19 – Cause ed effetti

Posted by on Apr 17, 2015 in Tendenze

Stanza 19 – Cause ed effetti

17/04/2015

Era circa la metà dell’anno 2014 quando terminai completamente “Il manoscritto di Jonathan Merris” e in tv, nei tg, nelle trasmissioni cosidette “del dolore” pomeridiani, serali e notturni imperversavano i casi drammatici della crisi economica dovuta ai lenti e devastanti danni che l’euro sta perpetrando ancora oggi in questa Italia che a stento annaspa nella maggior parte dei settori commerciali. A mio avviso entrare nella moneta unica ci ha spinto in un limbo, oserei dire, quasi senza ritorno, non eravamo pronti allora e non lo siamo ancora oggi a distanza di anni, un passo fatto quasi a cuor leggero da chi ci aveva promesso “un guadagno settimanale più cospiquo lavorando però un giorno in meno” una frase che oggi suona come una barzelletta e grida rabbia in ogni dove. Alla fine è successo tutto il contrario: oggi si lavora MOLTO di più (quando il lavoro c’è) e il salario medio non basta a fronteggiare il costo della vita, con l’aggravante del carico fiscale che tanto “delicatamente” incombe nelle spese vive di noi italiani (sinceramente un macigno). Certe frasi pronunciate dai politici di turno, suonano come una presa in giro per quei comuni mortali che ogni giorno debbono alzarsi presto la mattina per andare a lavorare o fare quasi inutilmente, volantinaggio dei propri curriculum, anche perché diciamocelo in tutta onestà, in Italia i curriculum vanno accompagnati da squallide telefonate di raccomandazione, altrimenti quei pochi fogli di A4 servirebbero a ben poco. “Il posto fisso è monotono”, “i giovani d’oggi sono dei bamboccioni”, queste e tante altre vere e proprie pugnalate inflitte (ironia del destino) proprio da quegli incompetenti che hanno contribuito a portare l’Italia sempre più verso l’orlo del baratro. Questo è indiscutibilmente sintomo di un paese diviso nettamente in due: tra chi la crisi la vive sulla propria pelle e chi non la soffre affatto e nemmeno se ne cura. Gli addetti ai lavori passano più tempo in televisione che a badare al lavoro per cui sono stati eletti? No, pardon, nominati a fare nell’interesse generale dei contribuenti. Sorge spontaneo chiedersi se sia realmente necessario sopportare questa febbre lancinante, questa mattanza sociale che inevitabilmente porta via le case agli insolventi, le attività agli imprenditori, costretti a gran numero a scappare con i propri macchinari ed investire i loro soldi all’estero. Chi ci guarda dal di fuori dei nostri confini, come può decidere di rischiare i propri denari investendo in un paese burocraticamente obsoleto, ingarbugliato tra appalti truccati e dominato in gran parte dalla mafia? Io da imprenditore me ne guarderei bene! Si fanno tanti bei discorsi propagandistici, che però sono sempre gli stessi: le riforme, i tagli, i giovani, la ripresa… si, la ripresa per i fondelli! I giovani sono diventati vecchi e pure esodati, e le riforme non fanno in tempo a finire il loro normale iter istituzionale che al momento dell’approvazione sono già obsolete. Chiacchiere e palleativi, analgesici somministrati via televisiva che ormai segue le attività politiche esattamente come una soap, tra gli intrighi di palazzo, le caste, le appropriazioni indebite, falsi in bilancio, rimborsi a gò gò, usurpamenti di vitalizi da capogiro e chi ne ha più ne metta, tante sono le assurdità in cui orbitano questi soggetti che nemmeno il mondo della fantascienza riesce a superarli in creatività! A cosa serve stare in un Unione europea che esige soltanto pagamenti a vagonate del nostro infinito debito pubblico tanto quanto l’universo conosciuto? A cosa servono due palazzi, uno a Strasbrurgo e l’altro a Bruxelles, con un lungo via vai di gente e di scartoffie, quando in Sicilia gli immigrati clandestini arrivano a migliaia e nessuno se ne fa carico? Forse semplicemente mi sbaglio o forse in questa Europa unita non dovevamo entrarci e basta.
Quando concepii il mio nuovo libro “Stanza 19” il 2014 era quasi finito e il bilancio di fine anno era triste, angosciante semplicemente assurdo, specie se ci si guarda attorno e si vedono in giro dissestri idrogeologici, ponti crollati (anche quelli appena innaugurati) e bambini che muoiono perché non si trova un posto nei reparti neonatali. Una visione leggermente distopica in quest’era così tecnologica e tuttavia, incredibilmente a corto di risorse. Un uomo di cinquant’anni fa avrebbe immaginato il 2015 come un’epopea dove i robot avrebbero cucinato e lavorato per noi e le macchine sarebbero svolazzate sù nei nostri cieli, e invece a svolazzare sono sempre e solo le menzogne e gli impegni puntualmente disattesi.
In principio il titolo originale doveva essere “2014 vietato innamorarsi” un titolo forse un po’ troppo pungente che avrebbe rubato indubbiamente più spazio verso il lato sentimentale e personale riguardo ai giovani che, senza un lavoro stabile, non possono nemmeno immaginarsi un futuro economicamente sostenibile. Questo avrebbe spostato il target del racconto verso una ristretta cerchia di pubblico interessato probabilmente alle storie d’amore impossibili e altri aspetti dalle sfumature rosa poco utili al mio scopo. Così cercando di amalgamare una storia surreale con l’attualità è nato “Stanza 19”, un libro tutto da leggere in un sol fiato che concilia quanto sopracitato direttamente dalle esperienze narrate da Christophe, un barbone del 2055 che ne racconterà di cotte e di crude. Un futuro immaginato coraggiosamente in chiave assai negativa ma che porta il pubblico a riflettere sui drammi odierni e alla ciclicità a cui normalmente l’uomo è soggetto. Un vecchio saggio diceva: “La guerra e la pace non durano mai per sempre.”

                                                                                   

                                                                                                                                        Gero Marino.

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Intervista

Posted by on Apr 13, 2015 in Senza categoria

Intervista

E’ stata pubblicata sul blog “Peccati di Penna” la mia intervista riguardo “Il manoscritto di Jonathan Merris” e tanto altro. Purtroppo debbo rettificare che il romanzo che concorreva al premio “La Giara” indetto dalla Rai, non ha passato le semifinali di Palermo, anche se sotto mentite spoglie ha ricevuto le dovute considerazioni insieme a tanti altri validi elaborati che non ce l’hanno fatta. Quindi sto concentrando i miei sforzi per ultimare personalmente questo mio ultimo racconto per scegliere le immagini più adeguate da inserire all’interno dell’opera e creare in definitiva la copertina. Il titolo in questione è “Stanza 19” e parlerà dell’incredibile storia di Sergio, un ragazzo giovanissimo che in una sera tempestosa farà conoscenza con Christophe, un barbone che gli racconterà fatti ancora mai accaduti, dello squallore delle chat, delle sue avventure amorose, dei gravi problemi che notoriamente conosciamo in Italia con un finale da brivido che ovviamente non vi svelerò. Stavolta non ci saranno sconti promozionali ne download gratuiti, “Stanza 19” avrebbe dovuto essere premiato per l’originalità, l’audacia delle tematiche, la fantasia con cui è stato elaborato e sopratutto per la nobile causa nel tentare di dar voce a tutte quelle persone che hanno sofferto e soffrono tutt’oggi della grave crisi economica scaturita dalla moneta unica europea e sopratutto, ai tanti giovani costretti a fare le valigie e contribuire al lento spopolamento del nostro “bel paese”. Godetevi l’intervista, vi auguro buona lettura aspettando “Stanza 19!”.

Leggi l’intervista. 

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