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Saytor

Saytor

Introduzione

Anno 2407. La terra è vittima di devastanti mutamenti climatici. Una lenta e angosciante desertificazione, innescata da uno sconsiderato aumento delle temperature, avanza in gran parte del globo, facendo evaporare l’acqua che, una volta liberatasi nell’atmosfera, non fa più ritorno al suolo come pioggia, se non in sporadiche occasioni dettate più dalla fatalità che per la capacità del pianeta di sostentare i suoi normali cicli di eco-sistema. Questo avverso cataclisma abbraccia per lo più regioni del vecchio mondo: Europa, Africa e Asia. Del bacino del Mediterraneo non resta altro che un gigantesco acquitrino stagnante, a causa del mare ritiratosi a tal punto che lo stretto di Gibilterra, chiudendosi, dà il suo addio definitivo ai restanti oceani. Le zone risparmiate rimaste sono i due poli, completamente sciolti, divenute paludi, e gran parte del continente americano. Nei paesi vittime di queste catastrofi, il petrolio è già finito da un pezzo e assieme ad esso, si è detto addio anche all’era dell’industrializzazione. Ignorando per anni gli avvisi degli scienziati, talvolta ridicolizzati e depistati dalle multinazionali a cui interessava solamente il profitto, più della metà della popolazione terrestre si è ridotta ad uno stato di retrocessione post industriale che ha indotto i popoli alla decimazione. La civiltà umana è colta impreparata al triste destino che sopraggiunge inesorabile e spietato verso coloro che erano abituati a muoversi con autovetture di ultimo grido, a vestirsi con abiti alla moda, e cullati comodamente a casa da stufe e climatizzatori. Semplicemente non ci pensavano (o facevano finta di non pensarci). Ma la resa dei conti alla fine giunse inesorabile. Sfortunatamente tecnologie in fase di sviluppo come energia sostenibile, corrente eolica e solare non raggiunsero mai livelli sufficienti di espansione in termini di distribuzione e utilizzo, necessari al rimpiazzamento di centrali nucleari e a combustibili fossili che andarono via via dismessi e abbandonati. Inizia così una dilagante moria pestilenziale di nazione in nazione a causa della scarsità di igiene dalle strutture pubbliche fin dentro le abitazioni civili. Intere catene d’ industrie chimiche atti alla produzione di detergenti e linee per la pulizia in generale cessano di esistere. Negli ospedali, i batteri prendono possesso delle vite degli esseri viventi trasmigrando da un corpo all’altro, da animali a persone e viceversa. I cibi non sono più prodotti in quantità industriale perché nessuna corrente ne alimenta le fabbriche e di conseguenza nessuna conservazione è più possibile. Così, si assiste penosamente, ad un gigantesco esodo di massa che vede i superstiti migrare verso il nord del globo terrestre alla ricerca di un clima accettabile e una subdola forma di sopravvivenza ai limiti della pazzia, della sopportazione e di crisi esistenziali. Le belle case in stile sfarzoso cedettero il passo alla natura che a poco a poco si andava appropriando degli oggetti più intimi appartenuti fino a poco tempo prima alle persone. I musei, contenenti opere d’inestimabile valore, sono in balia di animali che vi entrano ed escono a tutte le ore perché incustoditi. Intere città abbandonate diventano cimiteri di un’epoca che fu. Ma non tutto è completamente perduto. L’America, grazie a delle corporazioni ambientaliste di enti privati, ad associazioni no profit e semplici attivisti è riuscita a salvaguardare un po’ dello stile di vita odierno grazie ad una pronta risposta all’emergenza con un progetto creato ad hoc da ingegneri professionisti e tecnici che, in nome del benessere collettivo americano (patriottici come sono) hanno contribuito al sostegno della causa. Nel frattempo, i contingenti militari degli Stati Uniti, per riuscire a temporeggiare sulla situazione, non avendo più rivali di considerevole entità bellica, decidono, da un lato di colonizzare l’Antartide, per estrarre gli ultimi giacimenti di petrolio rimasti, dall’altro di accogliere quanto più possibile, frotte di migranti e di superstiti provenienti dal resto del mondo che, nella loro disperazione, si imbarcavano con natanti di qualsiasi tipo per riuscire a raggiungere nel loro immaginario la speranza di una vita migliore. Nei primi anni di questi esodi, il governo statunitense offriva dunque accoglienza e talvolta perfino soccorso in mare per mezzi natanti di fortuna allestiti e tenuti a galla alla meno peggio. Ma ad un certo punto la situazione arriva, anche nel nuovo mondo, al collasso. Gli stranieri che intraprendono la via di Colombo diventano sempre più numerosi e bellicosi, tanto da arrivare al punto di non essere più tollerati dai cittadini americani, che iniziano così una spropositata protesta a livello nazionale costringendo il presidente a giungere ad una situazione piuttosto drastica. Dopo aver vagliato a decine le più disparate ipotesi buttate sul tavolo della casa bianca, da colletti bianchi e berretti verdi, la soluzione arriva alla fine da un laboratorio. Un’equipe di scienziati specializzata in colture batteriologiche mette in cantiere la produzione di un ceppo virale da usare come arma contro chiunque tentasse l’approdo in terra statunitense. Questo speciale virus ha la capacità di diffondersi da uomo a uomo con un ciclo vitale di appena settantadue ore, trascorse le quali, l’agente patogeno termina il suo stadio infettivo. La nuova arma letale, convince così, il consiglio nazionale sulla sicurezza e lo stesso presidente, a dare il via allo spargimento tramite irruzione aerea, a mezzo di comuni scie chimiche, apparentemente innocue, nei cieli della parte opposta del globo terrestre. Sfortunatamente, le previsioni ottimistiche degli analisti risultano invece traballanti e pericolose, fino al giorno in cui un fatidico incidente, durante le operazioni di carico in un hangar, mette in pericolo anche coloro che la crearono tramutandosi essi stessi da carnefici a vittime.

Il contagio è inarrestabile. Le persone sono colte da malori atroci a cui, dopo pochi inesorabili minuti, soggiunge la morte per asfissia. I polmoni delle persone infette collassano annegando nel loro stesso sangue, che cadendo a terra, spruzzano fuori dalla bocca come il getto di pistola d’acqua. La razza umana si catapulta, verosimilmente in pochi giorni, all’epopea più buia e triste che abbia mai conosciuto dopo i tempi della peste nera e delle guerre mondiali. Finisce tragicamente l’era dell’uomo tecnologico.

 

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L’ARRIVO DEGLI INVIATI

La morte pestilenziale, dunque, riduce all’osso la civiltà umana. Solo la stregua di poche migliaia di persone riescono a non subire il contagio. Dalle tribù indigene, in remote località sparse in piccole isole nell’Oceano, a fortunati occidentali scampati miracolosamente alla tragedia per i motivi più assurdi e surreali. Chi si è salvato grazie a circostanze fortuite, come una traversata in nave nell’Oceano, chi si trovava in volo sugli aerei, e chi ha trovato scampo nei bunker. Gli uomini rimasti dopo questa immane tragedia, si ritrovano a vivere quasi come all’età della pietra.

Gli anni passano inesorabili, e nello scambio generazionale da vecchio a giovane, l’intrattenimento non è più frutto di videogiochi, di trasmissioni televisive o di ore passate davanti ai computer. Ci si raduna attorno ad un fuoco e si ascoltano le storie del passato, di come si è affrontata l’apocalisse e di come si viveva nell’era tecnologica. I bambini stupiti e increduli, ascoltano con enfasi le storie degli anziani, ma non vedranno più accendere un fuoco con un accendino, non saliranno più altezze vertiginose con ascensori elettrici e non conosceranno più il gusto di un banale gelato. Si va avanti, si sopravvive e ci si adatta. A poco a poco il sapere dell’uomo si perde nel susseguirsi delle generazioni. Tutto il mondo moderno finisce preda della natura, che imperterrita, si riappropria dei suoli cementificati, delle piste asfaltate, dei palazzi che cadono giù inesorabili, perché non più oggetto delle cure artificiose dell’era industriale.

Il mondo gira ancora per fortuna, e continua i suoi inarrestabili cicli. Le maree si alternano insieme alle stagioni, così come le vite delle genti, dediti nuovamente a pratiche rudimentali e all’agricoltura per il proprio sostentamento. Tutto tace silente nelle vite sempliciotte degli umani, fin quando non si arriva all’anno 3054. Nei pressi di quella che una volta era la vecchia città di Manhattan, c’è un piccolo villaggio, il villaggio degli “arcoidiani” (chiamati così perché riuscirono a riprendere l’uso dell’arco nella caccia). Gli arcoidiani sono degli abitanti, tutto sommato, ben organizzati, con le loro gerarchie, i loro giovani, le famiglie e ogni uno di loro svolgono un compito ben preciso purché contribuisca alla sussistenza e il benessere di tutti. Il capo villaggio è il vecchio Nixo, uomo saggio ed intelligente, conoscitore a grandi linee del passato che fu, e valoroso ex cacciatore (in giovane età) di cui vanta rinomati trofei fatti di reliquie di ossa di possenti animali feroci. Al suo fianco la sua compagna Sasha e i due figli poco più che ventenni Alex e Nia. Alex fa parte di una combriccola di giovani cacciatori, maldestri e incauti, sempre alla ricerca di tesori appartenuti al passato, raccolti come cimeli e condivisi con la gente del posto con cui discutono e ipotizzano sulla provenienza e sulla funzione che essi avevano, animando così, le buie serate del villaggio. Nia invece, timida e impacciata ricopre ruoli di appoggio alle attività della madre e partecipa di tanto in tanto ad attività serali di danze tribali, costituiti da rudimentali coreografie con altre sue coetanee. I bambini che irrimediabilmente esplorano il territorio, di tanto in tanto, saziano la loro sete di curiosità in alcuni cunicoli sotterranei che portano nel sottosuolo, dove una volta efficienti metropolitane erano animate da persone, apparentemente indaffarate, ben vestite che andavano di corsa. Rovistando tra relitti di vagoni semi sepolti e locali pubblici ormai divenuti cimiteri, i fanciulli, raccolgono carcasse di cellulari ormai quasi irriconoscibili, pezzi di arredamento fatiscenti e qualche valigia imputridita e con grande fretta, al calar delle tenebre, li portano a Nixo che, quasi a costrizione, risponde spazientito alle curiosità degli acerbi pargoletti. A volte ci azzecca, a volte no, il vecchio inventa storie pittoresche, di volta e in volta, su usi e costumi della gente tecnologica, immersa nel benessere di una vita agiata e confortevole. Per la gente del posto, Nixo è un punto di riferimento per alcuni e oggetto d’invidia per altri, con conseguenti episodi di screzi che avvolte sfociano in discussioni animate nel villaggio. Esser leader di un villaggio, si sa, non da tutti è ben accetto. Tuttavia, le normali vicende degli arcoidiani stanno per essere stravolti. Quando tutto sembra proprio riequilibrarsi, quando tutto si avvia verso una classica vita da comunità, improvvisamente appaiono nei cieli del mondo, gigantesche navi spaziali. Per ogni continente emerso, differenti aeromobili, di varie grandezze, si stagliano lungo il globo terrestre facendovi approdo. L’astronave più piccola misura circa otto volte un campo di calcio. Non sono semplici apparecchi volanti, sono vere e proprie città viaggianti, contenenti all’interno veivoli da ricognizione e varie strutture operative, e soprattutto i “Gli Inviati”. Questi esseri, sono uomini artificiali, appositamente creati per camuffarsi con gli umani, e sono solo l’inizio di un progetto misterioso, architettato da oscuri personaggi. In poche ore, la presenza degli Inviati, conquista la terra. Si spartiscono territori in base a latitudine e longitudine e ne prendono possesso, per un numero preciso di chilometri, a ciascuno, il comando di quel perimetro. I nuovi venuti, sono dotati di una costituzione imponente. Hanno una forza sovraumana e sono instancabili. Progettati per il fine ultimo di tenere sotto scacco gli uomini e di carpirne il pensiero, poiché dotati di uno speciale spettro analitico che gli consente di distinguere all’istante, un uomo buono da uno malvagio, un colpevole da un innocente, un coraggioso da un vigliacco. Grazie a un particolare strumento ottico puntato sulla retina di una persona, riescono a leggerne la mente con un occhio, e con l’altro proiettano le immagini contenute nella memoria del soggetto direttamente su una parete o qual si voglia superficie.

3009431-0835176222-cyborNelle rovine della città di Manhattan, uno di questi inviati approda direttamente nel villaggio di Nixo. La sua scesa, sconvolge non poco gli ignari abitanti della comunità, che guardano la scena attoniti e increduli. La polvere si solleva, i bambini scappano dalle rispettive madri, i ragazzi scrutano curiosi. Nixo è colto alla sprovvista, vedendo che lo sconosciuto individuo avanza proprio verso di lui pronunciandogli queste parole: << Non temere vecchio uomo, io sono Saytor e sono qui per parlarti. >> I due s’incamminano dentro ad un capanno, mentre il resto degli arcoidiani rimane basito. Ritiratisi in privato, Saytor con un temperamento gelido e insensibile, spiega al vecchio Nixo chi è, e qual è la sua missione.

<< Millenni fa, avevamo promesso al genere umano che saremmo ritornati*. Abbiamo lasciato questo pianeta che eravate poco più che popoli disordinati e primitivi e tali siete ridiventati. Voi umani non fate tesoro dei vostri progressi e non riuscite a trovare un equilibrio capace di farvi vivere in pace con la natura che vi circonda e con i vostri simili. Avete bisogno di una guida e di nuove regole che faranno da monito per una nuova civiltà di progresso e di coabitazione. Puniremo i malfattori e impartiremo il rigore e il rispetto tra le genti. Le persone con una buona condotta, saranno aiutati e tutelati, poiché grandi cambiamenti stanno per essere messi in atto. >>

Dal quel capanno, Nixo esce definitivamente proclamato da Saytor, capo indiscusso del villaggio, così come altre migliaia sono assegnati in altre parti del mondo. Chi si azzarda a contestare le attribuzioni di questi titoli è giustiziato all’istante dall’Inviato di zona. Da questo momento in poi, gli uomini sono piegati al volere degli Inviati, freddi, insensibili, privi di qual si voglia traccia di umana debolezza e spietati. Nonostante tutto, questi esseri aiutano pian piano ad indirizzare le persone a comportamenti sereni e laboriosi, si istituiscono gerarchie più solide tra le famiglie e negli ambiti lavorativi, si contribuisce alla fioritura di nuovi progressi civilizzatori e produttivi, viene proibito ogni forma di moneta da interscambio, fonte di invidie e motivi di ascesa sociale, così come le religioni, le sette, le caste privilegiate. Chi può aiuta il prossimo senza tornaconti, chi ruba viene punito con lo storpiamento e l’obbligo di servire il danneggiato, i cyborg girano di villaggio in villaggio continuamente a raccogliere rapporti sulle vicissitudini che nonostante la situazione, normalmente vi si presentano. C’è sempre una testa calda da qualche parte, c’è sempre chi si rivolta contro il sistema, così se un uomo sbraita in una piazza, se tenta di organizzare rivolte e creare scompigli, si vede emergere di colpo un inviato che, mimetizzato tra la folla, gli si avvicina e lo decapita senza altre vie risolutive. Nixo è colto impreparato ad una responsabilità simile, benché sia un uomo abbastanza intelligente e conosca a grandi linee la natura umana, si ritrova sconvolto da tutti questi drastici cambiamenti. Saytor decide allora di portarlo con sé in una delle astronavi madri per fargli tastare con i propri occhi le motivazioni per cui è venuto. Una volta all’interno, Nixo è spaesato, stupito e incredulo alla vista dei suoi occhi. Spazi immensi e luminosi, un vero e proprio abitat viaggiante per un’intera colonia di cyborg organizzati ciascuno per un settore specifico, addetti a qualsiasi settore, scienze umanistiche, ricerche e sviluppo, riparazioni, innovazioni, biologia terrestre sperimentale, medicina, astronomia, ingegneristica, fisica e tanto altro. Tutta roba che Nixo non conosce affatto, primitivo com’è agli occhi dei nuovi arrivati. Saytor conduce il vecchio all’interno di una stanza, accompagnato da sguardi distaccati e spianti dei membri dell’astronave, che sanno riconoscere gli umani immediatamente, attraverso la termografia. All’interno nota subito uno schermo molto grande, che visualizza di continuo diverse regioni del mondo. Nixo guarda a bocca aperta quelle straordinarie immagini trasmesse a ritmo sequenziale, che mai in vita sua, ha nemmeno immaginato. Di fronte allo schermo lo aspetta un piano orizzontale a modi lettino con a fianco apparecchiature sofisticate. Saytor lo invita a sdraiarsi e a guardare lo schermo. I filmati di controllo della terra s’interrompono e ne iniziano altri in cui si vedono scene di vita vissuta del passato sul pianeta terra, a cominciare dalla rivoluzione industriale, passando dagli anni novanta, per finire con l’apocalisse del 2407. L’Inviato accompagna le immagini scorrenti, con sprezzanti commenti e giudizi distaccati per far capire al suo particolare ospite la debolezza dell’uomo. Per rendere più convincente la sua dimostrazione, gli espone sul viso uno strumento, che in un batter di ciglia lo getta in uno stato di semi ipnosi e gli fa vivere un’esperienza del tutto artefatta. Nixo si risveglia in un boschetto, immerso di colori e al suo fianco si ritrova una donna di una bellezza mai vista. E’ bionda, alta, candida e il vestito che indossa lascia poco spazio all’immaginazione, il suo sguardo, arricchito da due occhi grandi e verdi fissano continuamente l’uomo che, in poco tempo, diventa vittima di un artificioso inganno. Nixo, attratto dalla donna sconosciuta, si risveglia di colpo sul ripiano nella stanza con impresso nel volto un’evidente espressione di delusione.

<< Visto, piccolo uomo? Concorderai con me quanto la vostra indole più salda possa vacillare in pochi istanti se messi d’innanzi alle specifiche provocazioni. In pochi minuti eri già pronto a tradire la tua compagna che da tanti anni serve al tuo fianco nel breve cammino della vostra piccola vita. Siete esseri deboli, come gli stessi che vi hanno creato e ci hanno mandati qui per monitorarvi. >>

Nixo rimane turbato dall’esperienza e con curiosità domanda a Saytor il perché di tutto questo. La risposta dell’Inviato lo conforta solo in parte, venendo a sapere che altri anziani come lui, nel frattempo, hanno già subito la stessa esperienza e altri ancora la subiranno. Non si può spiegarlo a tutti, poiché in tanti non potrebbero nemmeno comprendere. Dopo questa intensa esperienza, Nixo e gli altri anziani capi villaggio, vengono restituiti alle loro genti e alle loro rispettive famiglie.

Un nuovo ordine totalitario detta lo stile di vita degli arcoidiani e del resto della popolazione mondiale. Gli inviati insegnano loro ad aiutarsi reciprocamente, a sfamarsi e rendersi più produttivi anche tecnologicamente, con nozioni e tecniche di agricoltura che l’uomo aveva perso, i feriti e i malati,vengono curati con speciali medicine e tecniche curative. Ai giovani talentuosi, vengono impartite tecniche di pesca e di allevamento e fondamentali nozioni sulla manipolazione dei metalli per costruire arnesi necessari ad altri uomini per la costruzione di edifici in legno con cui mettere a riparo le famiglie. Alle donne mostrano come creare abiti innovativi senza uccidere animali, tramite speciali piante che secernano particolari tessuti vegetali, e come cucinare alimenti in modo salutare e non inquinante. I bambini sono esenti dalle punizioni comportamentali dei colonizzatori perché, ritenuti innocenti, costituiscono il futuro della popolazione del mondo. In cambio di questo aiuto che spinge le popolazioni di nuovo verso il progresso, gli Inviati chiedono e ordinano agli abitanti dei villaggi di trovare e portare a loro cospetto, tutti metalli preziosi che avessero trovato in giro sulla terra. In questo frangente di organizzazione sociale e di benessere stabilizzato, i figli di Nixo, Alex e Nia, trovano i rispettivi compagni e formano le loro famiglie. Alex è ormai esperto cacciatore e la sua donna gli ha dato alla luce tre figli. Nia si è specializzata insieme al suo uomo in coltivazione biologica di sementi naturali utili alla riproduzione di ortaggi e frutta, anche tramite l’utilizzo di serre costruite grazie all’aiuto dei cyborg che di tanto in tanto sono osannati (più per sottomissione che per devozione) in canti popolari e raffigurati nelle pietre scolpite in maniera rudimentale. Ma i segni lasciati dalle loro pistole laser sulle rocce, letteralmente liquefatte, sono molto più evidenti e imprimono nelle menti della popolazione grande stupore, al punto tale da creare nuovi miti e leggende a volte veritieri altre volte no.

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Il tempo passa è l’anno 3072. Nel villaggio degli arcoidiani si celebra, quello che noi potremmo definire, un funerale per il vecchio Nixo. Nella mente di Alex scorrono veloci frammenti di vita vissuti con il padre. Tutto ciò che ha imparato lo ha appreso da lui, le tecniche di sussistenza, il suo lavoro, l’essere un uomo giusto e rispettato da tutti, ma più di ogni altra cosa i segreti che Saytor rivelava a lui. La vita è un postino che il più delle volte consegna brutta corrispondenza, non passò molto dalla morte del vecchio che Alex è richiamato dal Cyborg per un colloquio in privato.

<< Giovane Alex, ulteriori cambiamenti debbono avvenire. Benché la nostra drastica venuta abbia riportato un timido riequilibrio nelle menti degli umani, questi hanno recato ulteriore delusione alle persone che mi hanno mandato qui. I miei compagni di viaggio sono stati richiamati per altre missioni verso differenti mete nell’universo, altri mondi da colonizzare li aspettano molto lontano. Tuttavia solo io resterò a vegliare sulla tua famiglia perché ritenuti gente giusta e laboriosa. Sceglierò un sito geologicamente sicuro e voi e altre famiglie di altri villaggi, i più valorosi, sarete condotti lì. Creeremo un piccolo mondo, nel mondo.>>

Saytor rimane così l’unico cyborg sul pianeta terra, con il gravoso compito di amministrare il più possibile la vita degli esseri umani, ma non potendo coprire tutti i continenti sotto la sua sorveglianza, la maggior parte dei popoli, lasciati in balia di se stessi tra un continente e l’altro, sprofondano nuovamente verso vecchi e nuovi culti religiosi, alcuni insiti a riadattare antiche pratiche tribali vecchi di secoli, soggetti alla buona e cattiva sorte a seconda se facesse buon tempo o se fossero puniti per un raccolto andato a male, altri volti a venerare nuovi “Dei” venuti dallo spazio, come per esempio gli Inviati, portatori di progresso e civilizzazione a seconda delle influenze.

 

 

PRIMA MISSIONE

Ordini dall’alto impongono al cyborg di lasciare temporaneamente il villaggio degli arcoidiani, affidandone la totale gestione ad Alex ormai capo ereditiere della comunità. La sua destinazione è il centro del Mediterraneo, un luogo divenuto ormai inospitale e pericoloso per l’alto tasso di nocività dovuto all’esposizione al sole e all’atmosfera di gas tossici scaturiti dall’esplosione delle cisterne dei relitti di navi affondate in epoca precedente e restituite alla luce dal ritiro delle acque dell’antico mare, divenuto ormai una palude dell’orrore. Atterrato al suolo, su quello che una volta era lo stretto di Sicilia, Saytor inizia le sue ricognizioni attraversando terre emerse e antichi fondali marini. Durante il cammino, alle sue spalle, un ponte mai completato e ormai totalmente disfatto, fa da sfondo in quell’ambiente spettrale dell’ex era moderna divenuta post apocalittica. Lo scenario non scalfisce minimamente la tempra glaciale dell’Inviato che si aggira indisturbato tra le piante deformi e gli animali sopravvissuti divenuti mutanti a causa dell’esposizione dei pericolosi mix di scorie chimiche. Il paesaggio è il più tetro che si possa mai immaginare. Un cimitero post moderno fatto di paurose visioni. Case vuote, oggetti abbandonati in bella vista, palazzi cadenti e botteghe rimaste aperte ormai per sempre al degrado. Le città sono restituite a una natura che a stento si riappropria dei suoi primordiali spazi e le spiagge sono cosparse da macabri scheletri. Cosa cerca Saytor? Quali sono i veri obiettivi della sua venuta sulla terra? Uno dei più importanti, tra i materiali preziosi già citati, è la ricerca di oro per il suo pianeta di origine.* Questo materiale, oramai in disuso dagli esseri umani, è preziosissimo per la civiltà ultra progredita da cui provengono gli Inviati, che sono riusciti già a saccheggiare velocemente la maggior parte delle riserve auree del pianeta là dove ne era evidente presenza: caveau, vecchie gioiellerie, banche abbandonate, uffici pubblici di alte cariche istituzionali, ma soprattutto, le gigantesche piramidi e templi sparsi in tutto il globo che in verità per centinaia di secoli sono stati veri e propri contenitori di ricchezze in bella vista, ma tuttavia inaccessibili per gli esseri umani. Per l’ultimo cyborg rimasto, non resta che rastrellare, quanto più possibile, le rimanenti giacenze disseminate sulla terra del prezioso metallo che avrebbe consegnato di tanto in tanto alle navi spaziali di passaggio sul nostro pianeta assieme a campioni di materiali radioattivi, campioni di dna di animali mutanti, composti chimici e altri tipi di reperti vari.

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Nel frattempo, gli arcoidiani, approfittando dell’assenza di Saytor, chiedono ad Alex la prima adunata post invasione per poter discutere sullo status quo e potersi confrontare in tal senso. Così all’imbrunire, accendono un fuoco sotto il fianco di una collina e iniziano a discutere animatamente sulla situazione sottoponendo Alex a un forte carico di stress e d’instabilità emotiva, ponendogli domande e accuse di varia natura:

<< Ma perché questi esseri scendono dal cielo per venire qui? >> << Perché non ci lasciano in pace? Hanno ucciso i miei fratelli! >> << Sono figli del demonio lo so! Alla fine ci uccideranno tutti! Uccideranno i nostri figli! >><< Alex, dobbiamo combatterli, trovare il loro punto debole! >> << Tuo padre Nixo, a quest’ora, ci avrebbe portato alla libertà! >>

<< Basta! >>, esclamò Alex, << Non possiamo vincerlo! Anche se è uno solo, è troppo potente e pericoloso e voi non lo conoscete come lo conosco io! >>.

Sulla testa del baldo giovane iniziano a piovere accuse di non essere di alcun aiuto al suo villaggio che si sentiva stanco e oppresso, a loro dire, dalla presenza e dalle gesta (buone o cattive) di un essere non umano, e proprio quando i toni raggiungono un clima di imminente sommossa, accorre in suo aiuto sua sorella Nia: << E’ inutile accanirvi contro mio fratello, sapete benissimo di cosa è capace Saytor. Comportatevi secondo i suoi ordinamenti e vivrete in sicurezza è tanto difficile? Ci ha aiutati al nostro sostentamento, viviamo in armonia ora, ci basta rispettarci e lavorare l’uno per l’altro e nessuno piangerà morti!>>. La situazione sembra volgere alla dissuasione e alla distensione dei toni, ma uno dei tanti cacciatori tra la folla perde il controllo e si avventa su Alex ingaggiando immediatamente una lotta furibonda che ancor più incitava gli arcoidiani alla rivolta. Per fortuna, vengono in suo soccorso alcuni amici di Alex, compagni di avventura da una vita, che sollecitano i litiganti a desistere dalla lotta. Il figlio di Nixo si ritira con la sorella e i suoi amici nel suo capanno ferito ad una gamba e con un braccio rotto accompagnato dalle grida dei suoi figli impauriti. La madre Sasha, ormai vecchia, e la moglie Dana, preoccupati, si adoperano per dargli una prima medicatura, ma i dolori causati dalla frattura non trovano quiete. La situazione è grave e fuori dal capanno gli arcoidiani piombano in un clima di anarchia e scelleratezza incolpandosi l’uno con l’altro nella totale, collettiva psicosi. La notte si consuma a fatica tra le voci discordanti del villaggio, ma alla fine le energie si esauriscono e tutto si placa. Tutto tranne i dolori lancinanti delle ossa rotte del povero Alex, che continua incessantea patire fino al giungere delle prime luci dell’alba. E’ in quel momento che all’orizzonte, spalleggiata dai raggi del sole, affiora la navicella di Saytor che atterra al suolo, rombando e innalzando polvere in ogni dove. Dana, vacillante e intontita dalla stanchezza, innalza il capo e si precipita fuori la sua dimora correndo disperata verso l’astronave piangendo e implorando aiuto. Il cyborg scende dal veivolo accogliendo la richiesta della giovane moglie di Alex. Mentre avanza lentamente verso il capanno, dove in lontananza si odono le sofferenze dell’infortunato, Saytor si scruta attorno. Non è rimasto quasi nessuno delle persone che si erano riunite per l’animata discussione, ma grazie ai suoi poteri di intelligenza artificiale, il cyborg incomincia ad intuire cosa era successo, grazie anche agli sguardi sfuggenti di qualche vigliacco in corsa dentro la vegetazione.

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Arrivato finalmente dal ragazzo agonizzante, lo scruta brevemente per fare una scansione dei danni subiti nel suo corpo, e senza indugiare, lo carica nelle sue possenti braccia e si dirige verso l’astronave. I famigliari di Alex rimangono stupiti alla vista della scena nutrendo speranze per il loro caro caduto nello scontro. Una volta all’interno, il giovane viene affidato alle cure di altri cyborg specializzati nelle conoscenze della medicina e dell’anatomia umana. Una grande fortuna per Alex che in pochi minuti viene rimesso in sesto e curato a dovere riacquistando velocemente il suo normale vigore fisico. La sorte cambia invece per gli autori del misfatto. Saytor scruta gli occhi di Alex e riesce a vedere tutto quello che era successo la notte prima al villaggio, tutte le scene e le discussioni avvenute, impresse nella mente del ragazzo. A nulla vale il tentativo di dissuasione da parte di Alex nel convincere Saytor a non cercare vendetta o punizioni di vario genere perché questo avrebbe contribuito ad alimentare l’odio verso di lui, ma tutti i tentativi e le richieste verbali del giovane non trovano accoglimento da parte dell’uomo artificiale.

L’uomo viene restituito in salute alla sua rispettiva famiglia che lo accoglie felice e sorpresa. Ma il cammino dell’umanoide prende una strada diversa, la strada della paura, una paura che in pochi secondi affiora nei cuori di tutti gli arcoidiani che incitarono e si macchiarono del ferimento di un loro fratello. In molti scappano via, ma è inutile. In pochi minuti Saytor individua il colpevole del misfatto e lo cattura. Afferratogli il collo, il malfattore si dimena con forza nel disperato tentavo di liberarsi dalla stretta robotica e giunto al centro della piazza del villaggio, sotto gli occhi riunitisi per la curiosità, Saytor stringe la mano e decapita l’uomo. Inenarrabili sono i volti degli accorsi sulla piazza che, immediatamente dopo, odono:

<< Questo è quello che vi aspetta se fate del male al vostro prossimo. >>

 UN’ISOLA PER POCHI ELETTI

 Il giorno successivo Saytor è nella sua astronave davanti al cospetto dei suoi superiori a fare il punto della situazione. La riservata riunione termina con una decisione drastica per il destino degli arcoidiani e, in generale, il resto degli abitanti della terra. Gli oscuri mandanti ordinano a Saytor di continuare nella sua ricerca di materiali preziosi, mentre nel frattempo una nave cantiere spaziale, guidata da una squadra speciale, avrebbe fatto rotta sul nostro pianeta con il fine di costruire, nel mezzo dell’Oceano Pacifico, un’isola vulcanica eretta artificialmente con metodologie avanzate. Un’isola piazzata nel bel mezzo del nulla, circondata da migliaia di chilometri di sola acqua salata in modo da risultare inarrivabile per il resto degli umani sopravvissuti nel mondo. Completamente autosufficiente in termini di acqua potabile, vegetazione, frutta selvatica e animali, doveva rappresentare un nuovo paradiso per la fortunata famiglia che vi sarebbe stata introdotta con l’auspicabile intenzione di creare una società utopica che avrebbe fatto da origine a una stirpe di genti con saldi valori morali e via via civilizzati, basati sul rispetto e l’aiuto reciproco. Intenzioni invero, già prese in passati remotissimi, ma risultanti alla fine tristemente fallimentari.* Ovviamente i candidati ideali nel mirino di Saytor e i suoi superiori sono i figli di Nixo completamente ignari, per il momento, dell’intera faccenda.

Mentre la nuova flotta parte in rotta verso la terra, le missioni del cyborg riprendono il suo corso. Destinazione: l’antica regione tra il Golfo Persico e il Golfo di Oman nota in passato come stati degli Emirati Arabi. Atterrato sulla costa occidentale della Penisola Araba, il computer di bordo della sua astronave segnala grossi quantitativi di oro, ma una volta al suolo, il paesaggio è tutt’altro che promettente. L’impetuoso e deleterio vento desertico, dopo l’abbandono della regione da parte degli uomini, creò delle enormi dune che inghiottirono letteralmente le metropoli create nel passato dagli Emiri, un tempo rigoglioso e fiorente centro di prosperoso benessere e meta di turisti tra i più facoltosi del mondo civilizzato (2000 D.C.). Il paesaggio è tra i più spiazzanti e desolati che una persona possa mai immaginare, tranne ovviamente per Saytor, che con l’ausilio di un segnalatore, inizia a farsi strada verso la fonte contente l’oro. Immerse nei dorsali sabbiosi, intere fiancate di palazzi crollati al suolo mostrano in bella vista le strutture metalliche a un elevato grado di corrosione, disseminati ovunque, appaiono carcasse di automobili logorate dal vento bollente e incessante. Una visione triste del mutato lascito dell’uomo moderno ceduto alle sabbie dell’abbandono. Il segnale si rafforza sempre di più man mano che Saytor si avvicina alla fonte che risultano essere le antiche fondamenta di un grattacielo ormai irriconoscibile. Grazie alla sua forza sovraumana, si fa largo tra le macerie e si addentra nelle viscere della struttura sfruttando quella che ne rimane di una vecchia scala in disfacimento. L’origine del segnale si rivela essere una cella di sicurezza che protegge con enormi sbarre un cavò di una ex banca abbandonata. Ma la situazione non coglie impreparato il cyborg che privo di ogni cenno sentimentale di paura, debolezza o fallibilità, estrae prontamente la sua pistola che con il suo potentissimo raggio laser taglia come burro le imponenti barre di acciaio sopravvissute al decadimento. Per raggiungere il suo obiettivo, non si limita all’uso della forza per spalancare la porta blindata dell’enorme cassaforte, bensì, grazie alla sua avanzata intelligenza artificiale in pochi secondi trova la combinazione esatta per la sua apertura. Un gioco da ragazzi per il software avanzatissimo in dotazione all’uomo-macchina rispetto a una tecnologia surclassata da migliaia di anni. L’interno del cavò è spettacolare, un vero e proprio tesoro che avrebbe sbaragliato la coscienza di qualsiasi mortale sulla faccia della terra, sotto forma di lingotti luccicanti. Il giallo splendente di tutto quell’oro si riflette negli occhi artificiali di Saytor che immediatamente trasmette le coordinate del luogo alla sua astronave per dare il via all’estrazione del prezioso carico. Grazie ad un meccanismo antigravitazionale magnetizzato, i lingotti si sollevano in aria senza sforzi, ne ostacoli e avanzano in direzione della stiva. Nel giro di quindici minuti il deposito è totalmente saccheggiato, si può procedere quindi verso un’altra destinazione.

Nel frattempo Alex, ripresosi dallo scontro, decide di abbandonare il villaggio degli arcoidiani così riunisce i suoi famigliari: la moglie e i figli, sua sorella e il cognato. La madre, troppo vecchia, non è in grado di affrontare un ipotetico viaggio senza una meta prefissata e decide di restare al villaggio presso amici di una vita. La famiglia riunisce la sua roba e s’incamminano a sud in direzione “antica Washington”. Il resto degli arcoidiani rimane quasi impassibile di fronte alla scelta drastica dei discendenti di Nixo che, a gran numero, snobbano la loro partenza. Poche persone soltanto tentano di dissuadere la famiglia a intraprendere un così ardito viaggio verso l’ignoto, gli amici di Alex:

<< Dove credete di andare? E soprattutto perché? >> chiedono << Questo villaggio non rappresenta più né la mia casa né l’onore della mia famiglia >> gli risponde Alex, cupo in volto.

Il tragitto verso la nuova meta è tutt’altro che semplice, con una specie di carro traballante, arrangiato alla meno peggio, trainato da un asino, un’esigua scorta di cibo e acqua e i bambini ignari della circostanza, curiosi di sapere cosa li aspetta. Il paesaggio fuso tra una vegetazione a macchia, a volte fitta a volte arida, e resti poco riconoscibili di quelle che una volta erano città, nello sfondo di sentieri tortuosi, incute perplessità nella repentina scelta di abbandonare il vecchio villaggio. Durante il viaggio si domandano cosa mai potevano rappresentare i resti decadenti di una statua nel bel mezzo del nulla, o il ritrovamento di uno schermo sull’erba, l’estremità di una colonna immersa nella terra o una porzione di ferrovia che s’indirizzava verso una galleria crollata. Una visione nefasta che mette ansia agli ignari viaggiatori.

E mentre l’avventura di questi si compie, l’astronave cantiere, attraversata la Via Lattea, giunge finalmente nel remoto angolo dell’universo dove risiede il pianeta blu, la terra. Come da progetto originario, l’astronave si dirige nell’Oceano Pacifico, nel bel mezzo tra l’ex Giappone e le isole Hawaii. Individuato un vulcano sommerso apparentemente spento * si procede alla sua riattivazione artificiale tramite una “trivellazione indotta da onde elettromagnetiche” e gettando all’interno una “bomba intelligente al plasma“* che, grazie alla sua immane potenza, scuote l’antico vulcano, vecchio di milioni di anni, dal suo torpore e lo spinge a eruttare. Lo scuotimento generale dell’eruzione sollecita l’intera faglia dello scomparso Giappone e la relativa crosta terrestre facendo riemergere, oltre al vulcano dai suoi dormienti 2000 metri subacquei fin sopra il livello del mare, un vasto territorio semi-roccioso grande all’incirca la metà della dimenticata Sicilia. Un processo che riporta alla memoria del pianeta al periodo primordiale della sua nascita, quando tutto era in balia del fuoco rovente e dai gas serra che si sprigionavano dal sottosuolo. Una << febbre necessaria >> che al suo culmine crea lentamente un piccolo, grande angolo di paradiso incontaminato. Uno dei più vari in verità, costituito dalla vetta più alta e rocciosa del vulcano, attrattore di nuvole e piogge, e scendendo a valle, nuove colline e falde acquifere dirette verso cascate e fiumi che sfociano in una piccola e vergine barriera corallina.

Passata una settimana di questo stravolgente turbinio in mezzo all’Oceano desolato, si ristabilisce la quiete e non solo. Una piccola spinta artefatta della mano extraterrestre della flotta intervenuta sulla terra, accende un piccolo e meraviglioso ecosistema autosufficiente connesso a un ciclo di flora e di fauna scaturito dalla nuova barriera corallina che nella sua rigogliosità produce nuovo plancton per i pesci che vi sono attratti nella baia spettacolarmente formatasi. Un luogo nuovo, pulito, abitabile e soprattutto vergine, << un’arca di Noè sotto forma di micro continente emerso >> è pronto per accogliere solo pochi, selezionatissimi eletti, per iniziare un nuovo capitolo della storia dell’umanità.

Volcano Island

 

IL CAMMINO DEI PROFUGHI

 

Dopo due settimane di vagabondaggio, la famiglia si ferma sui resti di quella che un tempo era la città di Trenton in New Jersey. Lì trovano cibo e riparo grazie al villaggio dei Kitors. Alex instaura subito un approccio con il leader dei Kitors che, con l’occasione, approfondiscono appassionati dibattiti riguardanti gli arcoidiani e il vecchio mondo andato in rovina. Nelle menti dei due uomini riaffiorano leggende tramandate oralmente dai superstiti dell’apocalisse fino a loro. Leggende che narrano di macchine volanti, scatole parlanti, disegni di ogni tipo che viaggiavano da una casa all’altra in un batter di ciglio, carri rombanti mossi senza cavalli e congegni miracolosi che si tenevano nel palmo di una mano. I bambini, accorsi al dibattito, ascoltano curiosi e attoniti quelle storie ritenute dai più frutto della fantasia, perché troppo a lungo hanno solcato i vasti oceani dei secoli. Anche le femmine degli arcoidiani familiarizzano con le donne dei Kitors che approfittano della sosta per fare scambio d’idee sulla cucina, il vestiario, i pericoli e i consigli un po’ ambigui per i pargoli. Per un momento Alex è quasi tentato di rimanere e stabilizzarsi nel villaggio, ma nel tardo pomeriggio, gironzolando nei dintorni in solitudine, mette a fuoco la realtà del posto in cui aveva messo piede notando alcuni strani particolari. Negli immediati paraggi non c’e la ben che minima traccia di un bambino che giocasse per i sentieri né si odono voci di adolescenti che si aggirino curiosi all’interno della comunità, niente. Un dettaglio alquanto insolito che incomincia a mettere ansia nell’anima del ragazzo. Incuriosito da quest’assenza, continua a guardarsi intorno e sfuggendo per un attimo agli sguardi indiscreti dei Kitors si avvia all’interno delle rovine di una vecchia chiesa. Mentre si addentra nell’atrio sente in sottofondo uno scroscio inconsueto che aumenta sempre di più all’avvicinarsi dell’entrata principale. Una volta balzato all’interno lo spettacolo macabro che si presenta davanti, gli fa spalancare i suoi occhi fino all’inverosimile. Il tetto semi crollato di quella fatiscente struttura lascia entrare le ultime timide luci del tramonto che rivela ad Alex un ammasso di scheletri di esseri umani in avanzato stato di decomposizione. I vermi ammassati sui cadaveri erano nel pieno del loro banchetto, e il fetore della putrefazione inorridisce l’uomo che a gambe elevate corre da dove vi era entrato. Una volta fuori si dirige nel retro abbandonato, dove vomita e suda freddo. Dopo pochi istanti di panico assoluto, Alex riacquista l’equilibrio mentale e il primo pensiero che gli viene in mente sono proprio i suoi figli. Fingendo di non aver trovato niente, si avvicina ai suoi famigliari e con cenni inconsueti fa intendere alla moglie e alla sorella di levare le tende al più presto. Così nel pieno della notte, gli arcoidiani profughi si rimettono in viaggio senza una meta per allontanarsi il più possibile da quegli insospettabili cannibali all’apparenza accondiscendenti e gentili. Durante l’esodo Alex racconta al cognato la sua orrida scoperta che, udita dal resto della famiglia, li incalza ad aumentare il passo. I piccoli sono scossi e vacillanti, avevano creduto erroneamente di aver trovato degli amici.

L’ingenua fiducia che all’inizio destarono verso gente sconosciuta di altri villaggi si tramutò così in diffidenza che induce “la truppa” con il loro carro sobbalzante, a muoversi verso sud-ovest fino al sorgere del sole e per tutto il giorno che seguì. I pericoli non mancano, così come la paura e la stanchezza fin dentro le ossa dei discendenti di Nixo. Giunta a sera, sulla riva del fiume “Delaware” si dividono l’ultima riserva di cibo rimasta e incomincia così l’offuscamento delle menti della famiglia che, interloquendo in ostaggio della nevrosi, si lasciano prendere dal panico ritenendo “follia pura” la scelta repentina di lasciare il villaggio degli arcoidiani. S’insidiano così le prime discordanze, scaturite dapprima dalle donne, il cui istinto naturale di conservazione, ordina al loro subconscio una risoluzione immediata per il bene dei piccoli. Ma la reale certezza più tangibile che li avvolge tutti assieme è soltanto quella dell’ignoto e dell’oblio. I figli di Alex in tutto quel trambusto di animate discussioni iniziano a piangere, poiché leggono negli occhi della loro madre la paura e la disperazione. Il capo famiglia cerca di ristabilire a fatica un po’ di ordine:

<< E’ inutile farsi prendere dal panico, abbiamo fatto una scelta, quella di lasciare il nostro villaggio, un villaggio che mi si è rivoltato contro a cui non intendo farvi ritorno, preferirei la morte piuttosto! >> la moglie però lo incita a cambiare idea << Tu preferisci morire ma i tuoi figli? Vuoi che muoiano anche i tuoi figli? Ti conviene trovare una soluzione Alex e subito, perché se accade qualcosa ai nostri piccoli sarò io a farti vedere la morte con gli occhi! >>

Ovviamente parole di disperazione per una madre che, in preda a una situazione di precarietà, ne fa uscire dalla sua bocca di cotte e di crude. Così, messo alle strette, l’arcoidiano rinnegato convince il resto della famiglia a restare sulle rive del fiume, mentre lui sarebbe andato in perlustrazione verso una collina per cercare di scorgere “la nuova via” da intraprendere. Il cognato, Jekky rimane l’ultima protezione della famiglia. Falsamente deciso e risoluto, Alex si avvia tra la vegetazione, ma in realtà il suo cervello è ostaggio della paura più acuta, mentre avanza tra i cespugli lungo un indecifrabile sentiero, il suo volto travisa il fallimento recatogli dal suo orgoglio tumultuoso, e il suo animo era affogato nel panico più totale. Nella sua mente ha solo un unico obiettivo, portare alla salvezza la sua famiglia e mentre si agita confuso tra i rami degli alberi in cui si è cacciato all’improvviso, sprofonda in una fossa che lo intrappola senza via d’uscita. Invano le sue urla squarciano il silenzio, violato soltanto dagli starnazzi di uccelli rapaci, ormai è troppo lontano dal fiume e né sua moglie né sua sorella l’avrebbero sentito. Stremato dall’esperienza, sviene e passa il resto della notte in quella “trappola”.

Alle prime luci dell’alba si risveglia di soprassalto e guardando verso l’alto si ritrova circondato da uomini sconosciuti << Guarda, guarda cosa abbiamo trovato qui, ma di che specie è quest’animale? >> i loschi individui iniziano a prendersi beffa del malcapitato, poi lo fanno prigioniero e lo immobilizzano con una rete fatta di corde, successivamente lo conducono verso un altra spietata comunità di essere spregevoli. La particolarità di questo villaggio sconosciuto è che le persone maneggiano oggetti del ventunesimo secolo senza che loro ne conoscano effettivamente la reale funzione. Alex si guarda in giro durante il cammino e vede ragazzi giocare con granate come se fossero palle da baseball, uomini lanciare coltelli affilatissimi come “freccette” verso il dorso di un albero fatto a mo’ di bersaglio. Alcuni anziani usano dei fucili come “aratri” per solcare il terreno e alcune capanne sono adornate con del filo spinato. E’ evidente che questi uomini avevano trovato un qualche deposito di armi oppure un camion militare con cui fare scorta di questi oggetti. Ma né loro né Alex sono coscienti del pericolo che condividono in quel momento. Gli oppressori sono indecisi sul destino dell’arcoidiano, ma prima di ogni altra soluzione decidono d’interrogarlo:

<< Da dove vieni straniero? >> domanda uno << Vuoi giocare con noi? >> domanda un altro, indicandogli i ragazzi che lanciano i coltelli. << Il nostro ospite è di poche parole, forse vuole morire in silenzio! >> gli urla contro il capo del villaggio. Uno tra i tipi loschi prende in mano un pezzo di legno che arde in un fuoco e lo indirizza verso la faccia di Alex per intimidirlo. La situazione versa nell’irreparabile, ma proprio quando tutto sembra perduto nell’aria si sente un fragore, un boato che fa tremare la terra e attira l’attenzione di tutti. E’ Saytor con la sua astronave di ritorno dalla sua missione. Gli aguzzini di Alex sono colti si sorpresa, credevano che ormai tutti gli Inviati fossero andati via dal pianeta terra, e invece ne avevano d’innanzi proprio uno in carne e circuiti. Il Cyborg scende dall’aereo mobile dirigendosi verso l’arcoidiano e i suoi sequestratori. Mentre si avvicina al suo obiettivo usa un impulso elettromagnetico che fa da detonatore per tutte quelle armi tenute in mano dagli ignari del posto. Chi giocava con le bombe a mano salta per aria, chi usava il fucile come bastone si ritrova con una pallottola in testa, chi si gingillava con un coltello se lo ritrova trafitto nel cuore. Il resto dei presenti cade in subbuglio, vedendo persone morire e non capendo nemmeno come. Per gli uomini che avevano rapito Alex la fine impostagli è la più usata da Saytor, cioè la decapitazione mediante stretta di mano sul collo. Il discendente di Nixo è salvo.

Saliti sull’astronave i due vanno alla ricerca del resto della famiglia, rimasti sul ciglio del fiume in preda alla fame e alla paura. Destinazione: la nuova isola nell’Oceano Pacifico chiamata “Marina.” Il viaggio ovviamente non dura molto, giusto il tempo di medicare e disinfettare i suoi passeggeri umani che a bordo del veivolo sono in preda all’estasi, specie i figli di Alex. L’armonia ritorna finalmente nella sua famiglia che guardano con speranza il loro immediato futuro. Il gelido Saytor non solo li rimette in sesto, ma li introduce alla nuova vita che da li a poco intraprenderanno:

<< Discendenti del saggio Nixo, voi siete ignari delle potenzialità che vi sono in voi e che vi aspettano sull’isola che vi è stata predisposta. Essa è pronta per accogliervi e darvi sostentamento e serenità. Vi ho già spiegato alcune tecniche di sussistenza per coltivare la terra, accudire gli animali e condurre in autonomia la vostra breve vita. Su questo pianeta vi sono delle forze a voi oscure e invisibili come la gravità, il magnetismo, le correnti ascensionali, il moto perpetuo, l’energia solare, tutti elementi che se sfruttati nella giusta maniera vi aiuteranno a costruirvi una vita confortevole. Nia, tu sei già stata istruita in questi campi e ho visto i tuoi progressi, di tanto in tanto scenderò a prelevarti per insegnarti cose sempre più mirabili. Alex tu resti sempre il capo, questo nuovo progetto dipende da te. I miei mandanti vogliono lasciare questo pianeta come un luogo tranquillo, pacifico e laborioso e il loro intento sarà compiuto per mano tua adesso. Cresci i tuoi figli e la tua famiglia in armonia e con i giusti valori perché là fuori, nel resto dei continenti, non ve ne sono più rimasti. Jekky tu sarai la spalla di Alex fin quando i suoi figli non saranno adulti, ti consiglio di farne altrettanti anche tu con la tua compagna Nia. >>

<< Io però non capisco, di tutti gli esseri umani nel mondo hai deciso di salvare proprio me e la mia famiglia, perché? Chi sono i tuoi mandanti? Perché avete scelto di venire qui? >> Domanda Alex << Come vi ho detto. Siete ignari di ciò che vi circonda. Là fuori oltre il cielo non c’è l’oblio come i vostri sciamani vi hanno sempre raccontato, voi vivete su un pianeta che è una sfera e come questa sfera ne esistono tante altre disseminate nello spazio profondo, uno spazio grande come un infinito Oceano, in uno di questi vivono i “Supremi”una razza di super umani che intendono colonizzare il resto dei pianeti dell’universo, ma per affrontare i viaggi che intercorrono le immense distanze “anni luce”preferiscono mandare noi come ambasciatori in giro per le galassie. Tuttavia il loro sistema solare minaccia la loro delicatissima tecnologia e le tempeste elettromagnetiche che dalla loro stella giungono ai loro apparati sofisticati minacciano l’estinzione della loro civiltà, come spesso è capitato anche qui sulla terra. L’unica via di salvezza a cui possono accingere e creare delle barriere artificiali con i preziosissimi e rari metalli all’interno dei pianeti rocciosi sparsi per il cosmo.>>

<< Io non so cosa pensare >> risponde Nia << Non so se gioire di questo premio o se piangere per l’intera umanità! >>

Saytor, che riesce a leggere l’animo umano, la fissa negli occhi e le dice: << Io non sono capace di provare i vostri sentimenti, ma al tuo posto, penso che non ne nutrirei per tutti quelli già caduti o che cadranno. Forse il mio operato ai vostri occhi può sembrare spietato e assurdo, ma io non uccido una vita indifesa o inerte, solo coloro i quali si sono macchiati di crimini e di comportamenti erranti sono stati puniti, essi potevano evitarlo e non l’hanno fatto. Sono stato inviato con gli ordini precisi di reprimere l’istinto barbaro e animale che ancora avete innato nei vostri geni.>> All’improvviso i figli Alex: Meb, Calos e Lowi si girano si scatto << Guarda padre, l’isola Marina! >> L’attenzione dell’equipaggio è tutta rivolta a terra. L’isola è maestosa, verdeggiante, fiancheggiata da alti costoni di roccia che senza dubbio costituiscono una protezione naturale da eventuali invasori terrestri, dove le onde dell’Oceano si scagliano con incessante tenacia. Soltanto una piccola spiaggia si affaccia sull’Oceano Pacifico sul versante sud, dove tra l’altro, i piccoli flussi di lava ancora semoventi si riversano in mare. L’astronave compie un giro attorno ad essa per mostrarla ai suoi futuri abitanti. Sulla vetta più alta il vulcano fumante mostra ancora i segni inarrestabili della sua giovane attività, la sua vastità è tale da accogliere un piccolo sistema di biodiversità in cui coesiste una piccola foresta di tipo fluviale-tropicale e in più alte querce di rovere e di sughero, ma anche castagni e pini, alberi da frutto tipici dei paesi tropicali, con annessi datteri, fichi, noci di cocco e molto altro. Tutte materie prime necessarie ad offrire un’adeguata sussistenza e l’approvvigionamento di legname per costruire case, stalle, ripari di vario genere. Sulle pianure una fresca e fitta erba era cresciuta velocemente grazie ai prodigi tecnologici dell’Inviato, pronta ad accogliere una nuova fauna selvatica. Una grande sorgente di limpida acqua minerale sgorga incessante a nord dalle grotte nascoste all’interno delle alte vette che si ergono, con le loro sporgenti pareti verticali, opposte al vulcano che, scivolando a valle attraverso le colline fino alla pianura, alimenta un grande fiume, linfa vitale per ogni essere vivente. Tutto è ormai predisposto, il nuovo paradiso in terra è pronto. Giunti in un vasto spiazzo pianeggiante, la navicella atterra dolcemente. L’apertura automatica si apre e i bambini corrono fuori ad esplorare il loro nuovo ambiente. Gli adulti rivolgono un ultimo sguardo sul volto di Saytor che con aria rassicurante gli dice: << Siamo arrivati. Vi lascio in questo territorio vergine che adesso è vostro, affinché lo rendiate produttivo ed esemplare. Adesso siete pronti, e colmi di esperienza, mestiere, saggezza e coscienza. Siate felici, la mia astronave vi farà visita di tanto in tanto, portando i migliori doni da ogni parte del mondo. Animali, strumenti, materiali. Vi lascio questa scatola a forma di piramide, se doveste avere bisogno di me, apritela e attivatela, tornerò qui nel più breve tempo possibile. Andate ora e vivete in armonia. >> La famiglia custodisce gelosamente il dono di Saytor tra i loro averi e scendono giù dal veivolo. Una nuova vita li attende nel costruirsi la loro prossima casa. La navicella si alza alta nel cielo e in pochi secondi scompare tra le nuvole. Alex e suo cognato Jekky si armano di pazienza e si avviano in cerca di generi di prima necessità, la moglie Dana e Nia invece si allontanano altrove con i piccoli in cerca di un riparo provvisorio.

 

 

SECONDA MISSIONE

 

Saytor lascia provvisoriamente i suoi “prediletti” e fa rotta verso il sud America nello Yucatan, in Messico. L’intelligenza artificiale dell’astronave ha rilevato una fonte, se pur debole, di oro nel complesso antichissimo delle rovine di Chichén Itzá. Questo luogo considerato “Sacro” per i nativi che ci abitarono non è mai stato autorizzato in tutta la sua storia a scavi di alcun genere, lasciando “dormiente” per centinaia di secoli, il preziosissimo tesoro di Quetzalcóatl * il Dio del serpente piumato, secondo le leggende dell’antica Mesoamerica. Saytor approda tuonando nell’antico complesso, ancora miracolosamente retto in piedi, dritto nelle vicinanze della piramide a gradoni del tempio di Quetzalcóatl, attirando l’attenzione di un gruppo abbastanza folto di uomini che nel frattempo avevano ripopolato la zona riappropriandosi dell’antica cultura azteca che imponeva, tra l’altro, brutali sacrifici umani. Il cyborg non è accolto affatto di buon grado da questi esseri immondi che immediatamente lo accerchiano e tentano di ucciderlo. Gli scagliano contro lance e pietre, ma niente può fermare l’uomo super tecnologico. Dopo pochi minuti la sua ira si abbatte funesta massacrando almeno la metà di quegli adoratori del sangue fresco. Ovviamente numerose teste mozzate finiscono per “addobbare” quel tetro luogo di atterraggio di Saytor che non si aspettava certo un così piacevole benvenuto. Dopo che la sua giustizia fu compiuta, si dirige a passo svelto fin sopra la piramide, dove una specie di sacerdote si appresta a sacrificare un piccolo neonato. La piccola creatura innocente si dimena inquieta, nelle mani del suo aguzzino, piangendo per il calore di un piccolo rogo che arde vicino ad un altare sotto di lui. La situazione è delicata, il sacerdote è convinto che l’arrivo di Saytor sia una punizione degli dei, non presta minimamente attenzione all’avanzare dell’Inviato e tenendo lo sguardo rivolto al cielo con il bambino tra sue mani continua a portare avanti la sua cerimonia sacrificale per riuscire ad ottenere una qualche protezione divina. Quando riabbassa il capo verso l’orizzonte i suoi occhi s’incrociano con quelli di Saytor che prontamente con una abduzione mentale lo costringe ad adagiare il piccolo sul ripiano dell’altare. Appena il neonato fu posato, il cyborg estrae con un azione fulminea la sua pistola che sparando il suo fascio laser, riduce la testa del sacerdote a una viscida melma, facendo cadere a terra il resto del corpo. Il piccolo bambino piangente è salvo. Il resto di quel covo di esseri truculenti, assistendo a quello che era successo, si convince che Saytor è l’incarnazione di un Dio, forse nella loro mente, lo stesso Dio che nella loro sconfinata ignoranza adoravano. Il bambino ritorna così nelle braccia della rispettiva madre, ma per non essere ulteriormente importunato l’Inviato emette una frequenza ad ultrasuoni che stordisce i presenti facendoli allontanare velocemente dal sito. Così, operante indisturbato, si addentra nel cuore dell’imponente struttura piramidale, scannerizzando l’ambiente con i suoi occhi artificiali scopre che in una stanza c’è uno scomparto segreto ricavato nel sotto suolo opportunamente sigillato dal pavimento in lastroni. Grazie alla pistola laser ricava un intaglio abbastanza grande da poter sollevare, senza impedimenti, una porzione di lastra che tutto sommato aggira il suo peso attorno a una tonnellata e mezzo. Al suo interno c’è un passaggio segreto che conduce nei sotterranei della piramide a gradoni. Ma scendere fin laggiù non risulta essere una passeggiata, infatti il percorso in discesa è costituito da numerose trappole che scattano al passare dell’uomo invincibile. Anche se apparentemente innocue per Saytor, le numerose frecce che scattano dai muri e le braccia semoventi con affilatissime lame che ostacolano il suo cammino, provocano delle lacerazioni al suo tessuto misto droide e umano. Ma alla fine, dopo aversi fatto beffa di tutto ciò, arriva alla fonte del segnale: le intere fondamenta a gradoni della piramide sono lastricate d’oro massiccio, questo costituisce inevitabilmente il crollo della struttura stessa se il materiale venisse estratto dalla sua sede. Soltanto un uomo dalle capacità avanzate di un Inviato può portare a termine un compito così arduo. Saytor lancia il comando alla sua nave spaziale che, posizionatasi sopra la struttura, attiva la sua tecnologia antigravitazionale per smantellare letteralmente la struttura e fare il pieno dell’agognato materiale. La terra viene scossa dal fragore della demolizione e sull’intera piana s’innalza un immane polverone causato dalla scissione dell’oro con le rocce calcaree della piramide, un evento che fa scappare l’intero villaggio residente a chilometri di distanza per la paura. Le stive sono ulteriormente colme adesso, e il gigantesco veivolo si allontana in uno spiazzo radente il suolo, lasciando dietro di sé un enorme cumulo di macerie. Dopo qualche minuto, Saytor esce dal tornado di polvere e rientra nel suo mezzo di trasporto. Una volta a bordo, stima velocemente l’entità del carico attraverso il computer e si dirige verso la stanza medica, dove sofisticatissime apparecchi riparano i suoi danni fisici. Nel frattempo, la navicella fa rotta verso l’esosfera del pianeta dove un’astronave cargo staziona già da poche ore per effettuare il trasbordo del prezioso carico. La terra è ancora magnifica vista dall’alto ma il suo “blu oceanico” ha lasciato il posto ad un “verde torbido” dei pochi mari che vi sono rimasti. Effettuato il trasferimento del minerale, l’Inviato rimane a bordo dell’astronave cargo, mentre la navicella ritorna sulla terra per raccogliere, in modalità automatica, gli aiuti promessi alla famiglia di Alex e trasportarli sull’isola Marina. Per una “riparazione ultimale” altri Inviati specializzati lo conducono in un reparto speciale dove gli vengono definitivamente ricostruiti tessuti e le restanti parti danneggiate. Dopo di ché si presenta al cospetto dei suoi mandanti:

<< Saytor, Inviato 57-09, a rapporto. >>

<< Ebbene 57-09, la tua colonia sulla terra procede secondo i nostri piani? >>

<< Si, la maggior parte di metalli richiesti è stata estratta, ma restano ancora alcuni luoghi sepolti o nascosti da scandagliare in loco. Necessitano ulteriori missioni. >>

<< Ottimo lavoro Inviato, hai trovato particolari difficoltà sul pianeta terra? >>

<< Solo l’abiettezza della presenza umana, ma niente che possa fermare la nostra avanzata tecnologica.>>

<< Ah, questi umani! Non impareranno mai dai propri errori! E’ una fortuna che non siamo bellicosi come loro, avremmo potuto spazzarli via con un niente, ma tanto sono così retrogradi e insulsi che alla fine si annientano da soli, come del resto è scritto nella loro stessa storia. Dì un po’ 57-09, hai selezionato una progenia che possa dare una svolta meno tumultuosa a questa razza per i secoli avvenire? >>

<< Certo, come voi avevate ordinato. E’ stata creato un luogo isolato al riparo dagli altri esseri non civilizzati, il computer ha stimato che le speranze di sopravvivenza per questi esseri sono molto ridotte e quindi i nostri “prescelti” avranno tutto il tempo per far fiorire una civiltà più armoniosa ed organizzata secondo il vostro volere.>>

<< Ben fatto. Ricordati che in alcuni punti precisi ci sono scorte nascoste da millenni per eventualità come queste che siamo costretti ad affrontare, l’intelligenza artificiale ti darà di volta in volta le coordinate esatte. Confidiamo nei tuoi successi. Continua dunque il tuo operato su questo pianeta che ti è stato affidato 57-09, ci terremo in contatto. >>

<< Ai vostri ordini. >>

Sull’isola Marina tutto procede in crescendo. I discendenti di Nixo finalmente hanno eretto la loro nuova casa in questo paradisiaco posto beato. I bambini di Alex crescono tranquilli e in sicurezza e iniziano finalmente ad aiutare il padre. Nia ha allestito nel frattempo una prima zona per le coltivazioni “provvisoria” quel tanto che basta per un sostentamento primario in attesa che arrivi la navicella di Saytor con nuovi mezzi per l’organizzazione finale. E’ ora di pranzo e la comunità si riunisce in parsimonia.

<< Forza ragazzi, il pranzo è pronto venite tutti a mangiare! >> Grida Dana, che in pochi minuti chiama a raccolta tutti i componenti degli arcoidiani.

<< Che giornata faticosa! Ci vorrebbero più uomini per affrontare lavori così pesanti. >> Esclama Alex << Però la casa sta venendo su bene >>Risponde Jekky.

<< Non vedo l’ora che arrivi il carico di bestiame, non sopporto più di vedere quella stalla vuota, senza animali. >>

<< Vedrai Alex, che arriverà presto. Per fortuna io e la tua cara sorellina ce la caviamo bene con gli ortaggi e la frutta che cresce su questa terra, è davvero buona per la coltivazione. >>

<< Saytor mi aveva promesso nuove sementi da impiantare e sperimentare, non vedo l’ora! >> Interviene Nia.

<< Dovremmo mettere su’ una nuova serra e anche bella grande, così possiamo ampliare più varietà di prodotti che ne dite? >> Suggerisce Jekky.

All’improvviso, la navicella rombante di Saytor fa la sua comparsa interrompendo bruscamente la pausa di ristoro della famiglia. Sulla piana antistante la casa vengono scaricati gruppi di animali e un piccolo quantitativo di foraggio che i due cognati corrono subito a sistemare. Il restante carico è composto da attrezzatura per la semina, impiantistica di vario genere per la realizzazione di una serra, piantine e sementi e un ulteriore equipaggiamento di armi da taglio per la legna e coltelli da manico. Questo considerevole contributo darà un ulteriore slancio alla sistemazione dei nuovi abitanti di Marina. Alex tenta di interloquire con la navicella rivolgendo domande su Saytor e su eventuali istruzioni per i nuovi doni, ma finito lo scarico il veivolo chiude l’accesso della stiva e riparte bruscamente con il suo fare tuonante. Non resta altro da fare che armarsi di buona volontà e continuare a lavorare. Uomini e ragazzi conducono la maggior parte del bestiame e animali addestrabili nella grande stalla, ma un restante gruppo indefinito scappa in tutte le direzioni per la paura scatenata dal frastuono della navicella in partenza. In quel luogo incontaminato il sole è amico degli uomini che bacia le loro fronti, colmi di sudore, e fa crescere rigogliosi piante e frutti.

Potete seguire le vicende di Saytor acquistando l’ebook su Amazon.it

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